Longevity & AgingComunicato stampa

La terapia con cellule CAR T elimina le barriere immunitarie per rendere possibili i trapianti di rene nei casi quasi impossibili

Un nuovo approccio a doppia CAR T-cell ha eliminato gli anticorpi bloccanti in pazienti altamente sensibilizzati, rendendo possibili trapianti di rene precedentemente considerati impossibili.

giovedì 4 giugno 2026 4 visualizzazioni
Pubblicato in MedPage Today
Article visualization: CAR T-Cell Therapy Clears Immune Barriers to Enable Kidney Transplants in Near-Impossible Cases

Riepilogo

Ricercatori dell'Università della Pennsylvania hanno utilizzato con successo una terapia con cellule CAR T duale per desensibilizzare tre pazienti in attesa di trapianto di rene, i quali avevano probabilità quasi nulle di trovare un donatore compatibile. Pubblicato sul New England Journal of Medicine, il trial di fase I ha preso di mira due tipi di cellule immunitarie — CD19 e BCMA — per eliminare gli anticorpi anti-HLA che bloccavano la compatibilità al trapianto. Entrambi i pazienti trattati presentavano punteggi di anticorpi reattivi contro il pannello calcolati pari al 99,9% o superiori, il che significa che quasi nessun rene donato sarebbe stato compatibile con loro. La terapia è stata ben tollerata e i livelli di anticorpi non sono tornati a salire. Circa 5.000 americani in lista d'attesa per un trapianto di rene sono affetti da questa sensibilizzazione estrema, che li espone a un rischio elevato di morire prima che venga trovato un donatore compatibile. Questo approccio potrebbe rappresentare una soluzione trasformativa.

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Riepilogo Dettagliato

Per migliaia di pazienti in lista d'attesa per un trapianto di rene, un'estrema sensibilizzazione immunitaria ha significato anni di attesa con una probabilità quasi nulla di trovare un donatore compatibile. Un nuovo studio di fase I pubblicato sul New England Journal of Medicine potrebbe cambiare questa realtà, applicando la terapia con cellule CAR T — meglio conosciuta come trattamento oncologico — per eliminare le barriere immunitarie che ostacolano il trapianto.

I ricercatori dell'Università della Pennsylvania hanno arruolato pazienti con punteggi di anticorpi reattivi al panel calcolati pari al 99,9% o superiori, il che significa che i loro sistemi immunitari presentavano anticorpi preesistenti contro quasi tutti i potenziali reni donatori. Questi pazienti avevano già subito trapianti falliti e affrontavano il rischio più elevato di morte durante l'attesa. Il gruppo ha somministrato chemioterapia linfodepletiva seguita da infusioni sia di cellule CAR T dirette contro CD19 sia di cellule CAR T dirette contro BCMA, progettate per eliminare le plasmacellule e i linfociti B che producono gli anticorpi anti-HLA problematici.

I risultati sono stati notevoli. La terapia ha eliminato con successo gli anticorpi anti-HLA in entrambi i pazienti trattati nella coorte di sicurezza, consentendo loro di procedere al trapianto di rene. Aspetto cruciale, non è stato osservato alcun rimbalzo degli anticorpi donatore-specifici — un problema persistente con i metodi di desensibilizzazione più datati come IVIG, plasmaferesi e imlifidase. Il trattamento è stato inoltre ben tollerato, un dato importante considerata la vulnerabilità di questa popolazione.

La questione va oltre i singoli casi. Circa 5.000 dei più di 91.000 americani attualmente in attesa di un trapianto di rene sono altamente sensibilizzati, e muoiono o vengono rimossi dalla lista prima di ricevere un trapianto in proporzione sproporzionata rispetto agli altri. Le strategie di desensibilizzazione precedenti hanno mostrato un'efficacia inconsistente e di breve durata nei pazienti più sensibilizzati. Una soluzione duratura a livello cellulare rappresenterebbe un cambio di paradigma.

Restano tuttavia importanti avvertenze. Si tratta di uno studio di sicurezza in fase precoce con soli due pazienti trattati riportati finora. La durabilità a lungo termine della clearance anticorpale, gli esiti dei trapianti e l'applicabilità più ampia sono ancora oggetto di indagine. Saranno indispensabili trial controllati di maggiori dimensioni prima che questo approccio diventi lo standard di cura.

Risultati Principali

  • Dual CAR T-cell therapy targeting CD19 and BCMA cleared near-total anti-HLA antibody sensitization in kidney transplant candidates.
  • Both treated patients had 99.9%+ cPRA scores — the hardest-to-match category — and successfully received kidney transplants post-treatment.
  • No donor-specific antibody rebound has been observed, overcoming a key failure point of prior desensitization methods.
  • Therapy was well-tolerated in this early phase I safety cohort, supporting continued investigation.
  • Approximately 5,000 highly sensitized Americans on the transplant waitlist could potentially benefit from this approach.

Metodologia

Questo è un resoconto giornalistico che riassume i risultati di uno studio di fase I di sicurezza (safety run-in trial) pubblicato sul New England Journal of Medicine, una rivista scientifica peer-reviewed di primo piano. Le evidenze sono preliminari, con soli due pazienti nella coorte riportata. Lo studio è ancora in corso e i dati completi sull'efficacia non sono ancora disponibili.

Limitazioni dello Studio

Solo due pazienti sono stati riportati in questa coorte di sicurezza, rendendo impossibile trarre conclusioni generali sull'efficacia o sulla sicurezza. I risultati a lungo termine del trapianto, la durabilità degli anticorpi e i dati sulla ricostituzione immunitaria sono ancora in attesa. Questa terapia è sperimentale e non ancora approvata né ampiamente disponibile.

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