Una nuova revisione sistematica e meta-analisi della Cleveland Clinic ha analizzato quattro studi clinici randomizzati controllati che coinvolgevano oltre 4.100 pazienti con insufficienza cardiaca correlata all'obesità e frazione di eiezione conservata o lievemente ridotta. I ricercatori hanno riscontrato che le terapie a base di incretine — nello specifico semaglutide e tirzepatide — hanno ridotto del 41% il rischio combinato di peggioramento dell'insufficienza cardiaca o morte cardiovascolare, con benefici che diventano statisticamente significativi e stabili intorno ai 5-6 mesi di trattamento. La riduzione degli eventi di peggioramento dell'insufficienza cardiaca considerati isolatamente è risultata ancora più marcata, con un abbattimento del rischio del 67%. Questi risultati aiutano i clinici a definire tempistiche realistiche per i pazienti che iniziano questi farmaci e ne confermano il ruolo come agenti cardioprotettivi al di là del solo calo ponderale.