Una vasta analisi secondaria mette in discussione l'idea diffusa secondo cui ogni individuo risponde in modo unico agli alimenti specifici. I ricercatori hanno riscontrato che, tenendo conto della normale variabilità giornaliera della glicemia di una persona, l'indice glicemico prevede in modo affidabile la risposta di chiunque a un alimento ricco di carboidrati. I dati di 382 adulti sani hanno dimostrato che gli errori di previsione si mantenevano entro il range test-retest di ciascun individuo circa il 90% delle volte. Il modello non richiedeva parametri specifici per ogni persona, ma solo l'indice glicemico medio dell'alimento e la variabilità glicemica basale dell'individuo. In termini pratici, è necessaria una differenza di almeno 15 unità nell'indice glicemico per produrre una risposta glicemica affidabilmente diversa in un dato individuo. Questi risultati confutano le affermazioni delle aziende di nutrizione personalizzata secondo cui le classificazioni standard dell'indice glicemico sarebbero prive di significato.